marco valenti scrive

marco valenti scrive

20 luglio 2016

Vacanza









Vacanza:




sfl'

essere vacante; la condizione di un ufficio privo del titolare.

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sospensione temporanea dell'attività negli uffici, nelle scuole, nelle assemblee per ragioni di riposo o per celebrare una ricorrenza.

3 sfpl

lungo periodo di riposo concesso a chi lavora o studia.


Noto che la traduzione di ferie o di vacanza in inglese è holyday che spezzato in due sarebbe “santogiorno”: il blog si prende, pertanto, una sacrosanta vacanza breve e la augura, raddoppiata, a chiunque passi da queste righe.
Oddio... non che ultimamente abbia sentito prorompente in me la voglia di dire la mia o raccontare storielle! Forse troppi social (malamente) suppliscono...
Chi vuole e ha tempo scelga uno degli argomenti "tag" e si faccia un giro partendo da lì: torno presto.

Quando potete rendetevi vacanti anche voi
Ancora auguri.

(Torno presto)

17 maggio 2016

Lei

A volte le parole e la musica già ci sono.
Basta rammentarle. Grazie Elvis.




Lei puo esere il viso che non posso dimenticare La scia di piacere o di rimpianto Può essere il mio tesoro o il prezzo da pagare Lei può essere la musica cantata d’estate Può essere il freddo portato dall’autunno 
Può essere centinaia di cose differenti Come il misurare del tempo di un giorno
Lei può essere la bella o la bestia Può essere la fame o l'abbondanza 
Può cambiare ogni giorno nel paradiso o nell’inferno Lei può essere lo specchio dei miei sogni Il sorrido riflesso in un torrente Le puo non essere quello che sembra essere dentro al suo guscio
Lei che sembra sempre felice fra la gente I suoi occhi possono essere cosi lucidi e cosi fieri Nessuno ha il permesso di vederli quando piangono Lei può essere l'amore che é troppo sperare che duri 
Forse viene da me dall'ombra del passato Ma la voglio ricordare fino al giorno in cui morirò  

Lei può essere la ragione per la quale sopravvivo Il motivo e il fine della mia vita Quella di cui voglio prendermi cura durante gli anni difficili 
Io, voglio prendere il suo sorriso e le sue lacrime E farne miei souvenirs Dove lei va io ci voglio essere Il significato della mia vita è lei.
Lei.










She may be the face I can't forget
The trace of pleasure or regret
May be my treasure or the price I have to pay
She may be the song that summer sings
Maybe the chill that autumn brings
Maybe a hundred different things
Within the measure of a day
She may be the beauty or the beast
May be the famine or the feast
May turn each day into a Heaven or a Hell
She may be the mirror of my dreams
A smile reflected in a stream
She may not be what she may seem
Inside her shell
She, who always seems so happy in a crowd
Whose eyes can be so private and so proud
No one's allowed to see them when they cry
She may be the love that cannot hope to last
May come to me from shadows in the past
That I remember 'till the day I die
She maybe the reason I survive
The why and wherefore I'm alive
The one I'll care for through the rough in many years

She…

5 maggio 2016

silenzio e fresie - tutto


Silenzio e fresie

La data del primo di aprile aveva un significato, per lui, che sopraffaceva per importanza tutte le goliardie attorno al giorno degli scherzi, dei pesci d’aprile: esattamente un anno fa aveva messo in pratica un proposito a lungo meditato e, per un intero anno, pervicacemente mantenuto.
Mario non parlava da un anno esatto.
In realtà non è giusto metterla in questo modo perché non era davvero diventato muto né aveva smesso di profferire parola: più sottilmente aveva deciso di associare la parola solamente a comunicazioni essenziali e doverose. Sia al lavoro che nel resto della propria vita comunicava efficacemente con i propri simili; parlava con gli amici e con i colleghi; comunicava con negozianti e ristoratori; scherzava molto poco e non raccontava più barzellette come un tempo e così via. Mario, per un anno, aveva scientificamente attivato uno sciopero selettivo dei propri fonemi.
L’anno precedente per lui non era stato un buon anno e, mese dopo mese, si erano andate acuendo difficoltà e piccoli, medi e grandi disappunti erano aumentati in una sorta di crescendo Rossiniano.

4 aprile 2016

Le città invisibili


L'illlustrazione è di Marta D'Asario


La rivista di letteratura IL COLOPHON, (puoi cliccare e la vedi)  di Antonio Tombolini Editore, ha un titolo - un tema - per ogni numero.
Il sesto numero ha titolo LE CITTA' INVISIBILI e se ci andate avrete parecchie cose interessanti da leggere: articoli, interviste, racconti brevi.
Si viaggia dalla Marsiglia di Izzo alla San Francisco di Baricco, da Torino letteraria a Palermo di Sellerio o a Pavia di Mino Milani.
Ce ne è per tutti.
Certamente sto tralasciando qualche città citata e qualcosa di bello di questo numero della rivista.

"Le città invisibili"...
La somma di tutte le città e della loro poesia.

Proprio a me hanno dato il piacere infinito di scrivere del libro che ha offerto il suo titolo a questo numero de Il colophon.
Dato che "Le città invisibili" di Italo Calvino è sul mio comodino da più

3 marzo 2016

il numero ottanta





Nr. 80

Essendo un viaggiatore imperfetto
e ansioso indipendentemente dal viaggio
mi ero ritrovato a pianificare un banale percorso in autobus.

Allerta meteo
(esagerata) su Roma e necessità di muovermi
da Montesacro a Piazza Monte Citorio
lasciando la fidata Vespa a casa.

Abitando in una delle capitali europee
(e avendo tempo per arrivare all’appuntamento)
si possono fare le cose con serena calma.

Volendo evitare cambi di mezzo vedo che l’autobus numero 80 può condurmi da Piazzale Jonio a Piazza San Silvestro: trecento metri a piedi per arrivare alla fermata di partenza e altrettanti all’arrivo.

Esco alle 8 e 40, mi fermo ad acquistare i biglietti e a prendere un caffè e alla 9 spaccate sono alla fermata.

Ometto la sequenza di pensieri che hanno attraversato la mia mente fino all’arrivo del mio autobus, numero 80, dopo quarantacinque minuti di attesa.

Sbizzarritevi pure immaginando.

Ovviamente l’unica differenza tra noi passeggeri dentro l’autobus e una scatola di sardine sott’olio era l’assenza di olio nel mezzo pubblico.

Sono arrivato al mio appuntamento di lavoro alle 10 e 45: due ore e cinque minuti dopo l’uscita da casa.

Google map mi dice che a piedi sarebbe stato un tragitto di 7,3 km e aggiunge che il tempo di percorrenza stimato è inferiore alle due ore. A piedi.

Se per andare dal punto A al punto B, distanti 7.300 metri ci si mette di meno a piedi che con i mezzi pubblici c’è un problema. O no?

Io potrò risolverlo usando la Vespa anche con pioggia e grandine ma resta un problema.

Se ne sentono tante in giro sui motivi dei disservizi del trasporto pubblico locale nella capitale d’Italia e non sta a me riportare voci; legittimamente però posso denunciare che il servizio non è da paese civile.

Sono legittimato ad essere arrabbiato?