marco valenti scrive

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17 marzo 2017

corvi




Ripubblico adesso un post scritto nel 2010 e a Roma. Lo faccio mentre si parla di immondizia e di chi rovista tra i rifiuti pensando di perseguire qualcuno. Accattone, questuante, rifiuto e rifiutato. Tempi sciocchi. Consideratelo una ironia, o una allegoria, o un appello inascoltato: non importa...

Tempo fa ho fatto una passeggiata nei giardini della Mole Adriana, Castel Sant’Angelo. Anche lì ho trovato le cornacchie. Uccelli spazzini e spietati, sprezzanti, piluccavano immondizia e facevano scempio dei cestini dei giardini.
Per scempio, lo dico per chiarezza, intendo che buttavano immondizia per terra, prendendola dai cestini, e cercavano cibi e avanzi.
Venti anni fa (e più, ahimè) mi chiedevo come fare con piccioni (luridi e infestanti) e storni; mi domandavo come preservare le specie avicole di Roma.
Troppo piccoli passerotti e usignoli per resistere.
Oggi corvi, cornacchie e gabbiani stanno distruggendo l’ecosistema della capitale. Distruggono, avanzano, demoliscono, attaccano. Sono impavidi, sfacciati, se ne fregano di tutto e di tutti. Nei giardini non c’erano più passerotti né altri volatili. Il corvo sporco lo ho trovato padrone incontrastato.
Nel mio terrazzo merli, tortore, passerotti ancora. Sopra gracchiare di corvo. Due tortore sono nate qui, nel mio terrazzo. I merli cercano refrigerio nel mio innaffiare (chi se ne frega della odiosa e inutile zanzara) ma la minaccia è anche qui.
Ieri ho sentito un gabbiano, addirittura. Non lo ho avvistato ma c’era.
Arrivano.
Stanno arrivando.
Nessuno fa niente e cornacchie e gabbiani arriveranno.
Nell’indifferenza generale cacceranno passerotti e merli.
Presi da problemi più grandi ce ne disinteressiamo. Quelli, i volatili nuovi e cattivi, scacciano e sterminano le specie più deboli e mansuete.
Si impongono nell’indifferenza generale e passeggiare per un giardino diventa lo squallore del vedere all’opera uccelli raccogli immondizia e ammazza tutto.
Noi, gradatamente, ci abituiamo e nessuno dice nulla.
Il giorno che una cornacchia si poserà davanti ai miei occhi sul mio terrazzo tirerò fuori la mia fionda.
Lo farò perché sono inviperito che mi cambi la città e che nessuno dica nulla. Si vede che non è di moda.
Un po’ come il fatto che tempo fa si parlava del proliferare dei topi in città e oggi non se ne parla più.
Mentre aspetto arrivi la moda di arrabbiarsi per il proliferare di gabbiani, corvi e cornacchie ai danni di tutti gli altri uccelli scrivo questo piccolo post.
Mi diverte infinitamente pensare che, se volete coglierla, questa mia è una formidabile metafora.
Fionda inclusa.
Il post è squisitamente nel tema ma se l’avete colta, la metafora, mi sa di buono.



12 marzo 2017

Gnocchi e mazzancolle



I limoni del giardino stanno arrivando a giusta maturazione. 
Sono profumati, carnosi, di buccia spessa e profumata al punto che è un peccato – quando ne cogli uno – non adoperare anche la buccia. Anche perché la pianta non conosce chimica di alcun genere e questi limoni a chilometro zero (per meglio dire a metri dieci dalla cucina) possono definirsi orgogliosamente “bio”.

Al supermercato occhieggio delle mazzancolle piuttosto attraenti.
Ad essere sinceri con me non ci vuole molto: ho una passione per i crostacei esagerata.

Scatta l’idea di migliorare un piatto provato il mese scorso in un ristorante.
In mattinata avevamo comprato delle piantine di coriandolo, che avrebbe potuto sostituire il prezzemolo del piatto provato, e in frigo c’era del formaggio fresco in vaschetta che reputo migliore della panna per “far cremetta” perché più leggero.
Quanto al coriandolo o lo si ama o lo si odia. Rispetto profondamente chi lo detesta ma a noi il coriandolo, fresco, piace tantissimo.
Lo dico perché sappiate – prima di proseguire – che potete cambiare il coriandolo con il prezzemolo e il formaggio cremoso con la panna o con la crema di latte.

Ma, in fondo, anche sul crostaceo si può tranquillamente cambiare la mazzancolla con il gambero secondo voglia e ingredienti  trovati in pescheria.
Insomma: sono di manica larga.
Resta che ogni ricetta che metto nel mio blog è venuta bene – ma bene bene! Fate voi.


Con le quantità sotto elencate in due abbiamo pranzato: piatto unico.
Si sa che le quantità sono opinioni. Cercando di limitare le occasioni di primi piatti e carboidrati, personalmente se sto a casa e c’è un’idea di primo che mi intriga ne mangio generosamente.



Ingredienti:
mezzo chilo di gnocchi di patate;
mezzo chilo di mazzancolle;
buccia di un limone;
pepe nero;
coriandolo fresco;
un cucchiaio di formaggio cremoso in vaschetta.


Si sbollentano le mazzancolle e poi le si privano del guscio lasciandone qualcuna non pulita per decorare i piatti.
Si tagliano in pezzi non troppo piccoli le mazzancolle pulite.
In una padella con un po’ di olio extravergine di oliva si saltano per un minuto le mazzancolle con del pepe e un po’ di buccia di limone  aggiungendo subito dopo un cucchiaio di formaggio cremoso.



Quando gli gnocchi affiorano si riaccende il gas sotto la padella, si aggiungono gli gnocchi e si manteca rapidamente il tutto.
In ogni piatto si aggiunge la buccia del limone grattata appena prima, qualche foglia di coriandolo fresco sminuzzato e le mazzancolle intere per guarnire.
Pepe nero e poche gocce di limone a piacere di ciascun commensale.


Ci ho bevuto un paio di bicchieri di “Castore” un bianco secco del Lazio, provincia di Latina, 100% Bellone. 
Azienda vinicola Cincinnato – www.cincinnato.it – ottimo rapporto qualità prezzo, appena troppo robusto rispetto al piatto con i suoi 13 gradi. 
La mazzancolla ha saputo, comunque, farsi rispettare.

Del Bellone ho già parlato, molto bene, in due occasioni.
Puoi cliccare sul "Fusillone con il salmone"  e anche su "Cacchione maroso"...

Resta che gli gnocchi fatti così sono una sorpresa di sapori.


(Fidati e prova!)


18 febbraio 2017

grazie Roma!




Grazie.

Grazie EURONOVA, grazie Parnasi, grazie Pallotta e – lasciatemelo dire con orgoglio – GRAZIE ROMA!

Per le cose che ci avete fatto scoprire (che non sapevamo), per quelle che ci avete fatto ricordare (che ce le eravamo dimenticate), per quelle che abbiamo sempre saputo (me ce le avete fatte ripassare).

Con la vostra proposta dell’intervento a Tor di Valle a Roma, sulla direttrice tra l’Eur e il ridente e ordinato litorale romano, ci siamo ricordati che quattrocentomila persone fanno avanti e indietro tra la città e il mare, che la ferrovia Roma-Lido fa schifo e che la Metro B è distante e dato che fa schifo pure lei non la vogliamo prolungare.

Qui le metropolitane le blocchiamo pure quando erano in programma: figuratevi se le prolunghiamo!

Non abbiamo progetti e neanche soldi per realizzare progetti del genere ma non vogliamo i vostri soldi, “yankee”.

Abbiamo altre idee sulla mobilità sostenibile qui a Roma. Magari una funicolare a Boccea.

Ma grazie perché ci siamo ricordati che lì c’è un ippodromo abbandonato da qualche anno e siccome è (era) del 1959 stiamo pensando di tutelarlo mettendo un bel vincolo su tutta l’area.
“Febbre da cavallo”: gran film.

E poi grazie perché ci siamo ricordati che l’area è a rischio esondazione. 
Non vogliamo però che provvediate voi con impianti idraulici. No. Anche perché poi ci toccherebbe mantenerli.

Io non lo so personalmente ma penso bene che da qualche parte c’è un piano al riguardo.

Probabilmente già esiste a nostra insaputa (come una polizza) perché è chiaro che non ci permetteremmo mai che si sciupi con una quasi certa esondazione l’ex ippodromo abbandonato che è un bene che stiamo per mettere sotto tutela.

Sicuramente.

Così come c’è – ben nascosto ma ci deve essere – un piano pubblico per la mobilità sostenibile e le risorse per realizzarlo. Qui si pianifica, cari americani!

Non vogliamo che facciate strade, rotonde, allargamenti. Non vogliamo i vostri soldi ne i vostri vagoni ferroviari, “yankee”.

Anche il potenziamento della viabilità o un ponte ciclo-pedonabile tra Tor di Valle e la stazione della Magliana di trecento metri non lo vogliamo. 
No.
Grazie per il pensiero ma non lo vogliamo.

Tra l’altro la maggioranza di noi romani è proprio contraria per principio alla “urbanistica negoziata” con i privati. 
Non lo avevate capito “yankee”? 
Urbanistica Negoziata? Al solo termine rabbrividiamo nei nostri maglioncini di cachemire eco solidale!

Anzi: siamo per il cemento-zero. Credo che si veda a colpo d'occhio: no?

E se una grande azienda volesse stabilirsi nella nostra bella capitale troverebbe comunque qualche simpatica palazzina per uffici, magari nella disponibilità di qualche costruttore romano famoso, da prendersi in affitto.
Sapete com'è.
Prima hanno cementificato; ora amministrano patrimoni immobiliari.

Comunque non voglio divagare.
Non avevate visto l’ordinato sviluppo armonioso della nostra città fino ad oggi?
Siete distratti. Mi spiace dirvelo ma qualcuno doveva pur dirvelo.

Noi a Roma non abbiamo problemi e quando li vediamo lontani all’orizzonte sappiamo pianificare ogni azione, partecipata e coesa, perché non avvengano proprio mai.

E poi questi tre grattacieli – lasciatecelo dire – sono uno schiaffo alla città. Mica c’è bisogno che lo dica Sgarbi! 
Tra l’altro vi resterebbero vuoti sul groppone e quindi a dirvi no vi stiamo facendo un favore.

Abbiamo capito tutti che le grandi imprese nazionali e multinazionali vanno nei grattacieli di Milano. 
Perfino Sky lascia quel budello di Via Salaria a Roma e se ne va a Milano.

Ma quale pubblica utilità? Eddai sù!

Tra l’altro lo Stadio Olimpico c’è già. 
E’ perfetto per godere una partita di calcio e non ci da nessun problema di traffico o di vivibilità quando ci sono eventi sportivi. 
Anzi: gli abitanti dei quartieri afferenti l’Olimpico sono entusiasti. 
Quasi quanto le forze dell’ordine.

L’Olimpico c’è già e c’è perfino lo Stadio Flaminio. Al limite – ma davvero al limite – c’è pure la Vela di Calatrava.  Splendido posizionamento nel vuoto cosmico.

Insomma abbiamo sempre avuto idee precise sullo sviluppo urbano e un sacco di soldi per realizzarle al meglio da soli.

Avrebbe dovuto dirvelo subito l’ex Sindaco Marino! Birba che era!

Ma, sapete, quello manco era di Roma. Immaginate che per farlo sloggiare in tempo per il Giubileo della Misericordia sono dovuti proprio andare dal notaio.

Ora, mentre vi scrivo ancora si dilaniano quelli che ci governano e rigovernano, e ancora non si sa come andrà a finire. Avrei un sacco di altre cose da dire ma, sapete come si diceva qui a Roma? “Boccaccia mia statte zitta!”.


Però grazie: comunque vada sarà un successo.

31 gennaio 2017

a proposito del signor Einstein


ALBERT EINSTEIN (Ulma, 14 marzo 1879 – Princeton, 18 aprile 1955)

La personalità eccentrica di Einstein lo ha legato a numerosissime curiosità e aneddoti; tuttavia molti degli aneddoti e delle citazioni a lui attribuite sono falsi oppure sono stati romanzati a tal punto da non aver più nessun contatto con i fatti reali. 

Di seguito sono riportate alcune delle curiosità più significative.

Einstein divenne vegetariano e astemio negli ultimi anni della sua vita.
Poiché la sua famiglia visse per alcuni anni in Italia, Einstein parlava un discreto italiano.
Einstein aveva cinque completi tutti uguali ma puliti, così diceva lui, "non sprecava tempo a pensare a cosa indossare".
Era apolide (dopo che fu privato della cittadinanza tedesca).
Einstein era mancino.
Quando Einstein espatriò negli Stati Uniti gli fu chiesto di dichiarare la sua razza d'appartenenza; a questa domanda il fisico rispose "umana”.
Negli anni di Princeton, Einstein adottò stabilmente un look del tutto eccentrico per uno scienziato e cattedratico della sua fama, caratterizzato da abiti e palandrane piuttosto stazzonate e da capelli bianchi lunghi e incolti. Questo aspetto da "Scienziato dedito a cose ben più importanti del vestire" sarebbe stato poi adottato da parecchi imitatori nell'ambiente dei fisici, specialmente in Italia.


...ma quello che mi interessa è l'incredibile patrimonio di frasi ed aforismi di Albert Einstein!
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Non cercare di diventare un uomo di successo, ma piuttosto un uomo di valore.
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Non tutto ciò che può essere contato conta e non tutto ciò che conta può essere contato.
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Uno stomaco vuoto non è un buon consigliere politico.
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La politica è un pendolo i cui movimenti che oscillano tra l’anarchia e la tirannia sono alimentati da illusioni perennemente rinnovate.
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Non penso mai al futuro: arriva così presto!
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Tutto è relativo. Prendi un ultracentenario che rompe uno specchio: sarà ben lieto di sapere che ha ancora sette anni di disgrazie.
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